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Esperimento d’amore

di LOUISE ALLEN

Convinta di non poter mai ricevere un’offerta di matrimonio come si deve, l’anticonformista Lady Chloe Albright prende al volo l’opportunità di fingere un fidanzamento con Lord Christopher – Kit – Fellingham, Conte di Twyford. Avendo amato Kit per anni e in segreto, ha imparato a nascondere le sue pene d’amore. Per lui non può essere più della sorella minore del suo migliore amico e compagno di studi. Ora deve mettere in pratica le sue tecniche di consumata attrice dei sentimenti per un esperimento d’amore. Funzionerà?

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“E tu saresti un gentleman? Per cortesia, finiscila!”

“Lo sono e tu smettila di ridacchiare”, lo rimproverò Lord Christopher Fellingham, alzandosi da una delle poltrone della biblioteca di James Albright.

“Ridacchiare?”. Lord James guardò il suo vecchio amico attraverso la lente del monocolo. “Ma ti pare? Tu piuttosto, perché la corteggi se non hai la benché minima intenzione di sposarla?”.

“Non la sto affatto corteggiando. Conosco Antonia Woolmer da quando era nella culla. La porto un po’ in giro per la città, per non farla sentire spaesata, tutto qui”.

“Ma se siete promessi da anni...”.

“No, era solo uno scherzo! I nostri padri lo avevano deciso dopo una bella sbornia, ma niente di serio. Sai, quel tipo di battute che si fanno tra amici: quando i nostri figli saranno grandi si sposeranno e bla, bla, bla. Eravamo abbastanza grandicelli da capire, Antonia era arrossita, aveva ridacchiato e mi aveva messo una rana in tasca”. Kit si rigirò tra le dita l’anello con il sigillo d’oro massiccio su cui si posarono i raggi di luce del sole del tardo pomeriggio. “Non lo abbiamo mai preso sul serio, non ne abbiamo mai più parlato. Ora, a cinque mesi dalla prima Stagionedi balli di sua figlia, Lord Woolmer mi chiede all’improvviso che intenzioni ho, puntandomi il fucile addosso”, rabbrividì. “Dico io, ma siamo matti?”

“Si può capire perché, mettiti nei suoi panni”, ribatté James. “È il classico signorotto di campagna, tu sei il conte di Twyford, un partito eccellente per sua figlia e lui crede di avere diritto. Ma se la conosci e ti piace, perché non sposarla? Prima mi stavi dicendo che avevi intenzione di accasarti, ebbene, che aspetti?”.

“Non posso. Lei è una gran bella ragazza ma senza cervello”, ammise Kit. “Sta sempre a ridere per delle sciocchezze e se le balzano due idee in testa, riguardano solo lo shopping e la moda.”

“Ah!”

“Eh, appunto! Dovrei essere pronto al matrimonio ma vorrei evitare di sposarmi e di passare tutta la vita con una donna che mi fa piangere le orecchie con le sue risatine e con i suoi discorsi frivoli”.

“Le risatine sono micidiali, capisco. Ma quindi che intenzioni hai?”.

“Di dirgli che non prendo in considerazione l’idea di sposare sua figlia, perché per me Antonia è come una sorella”.

 

“Dici che accetterà?”.

“Ne dubito”, Kit si strinse nelle spalle. “Dannazione! Lui crede che sua figlia sia la perfezione in persona, ma non lo è affatto. Almeno non lo è per me. Se solo potessi uscire da questa impasse. La promessa non l’ho fatta io, dopo tutto, perché dovrei subirne le conseguenze per una vita intera?”.

“Ma lei è innamorata di te? Perché, caro mio, se lo fosse, saresti spacciato e non avresti modo di uscirne”.

“No, grazie a Dio! Lei sa che ci sono io e intanto se la spassa facendosi corteggiare da questo e da quell’altro. Lei è il tipo di donna a cui piace un ufficiale solo perché indossa la divisa. O un duca solo perché le piacerebbe diventare una duchessa. O un uomo con i capelli neri perché è più affascinante... capisci il tipo? Ma comunque, è una ragazza obbediente e farà ciò che ha stabilito suo padre”.

James eruppe in una fragorosa risata. “È una vera fortuna, allora, che tu non sia un militare ma solo un conte biondo! Bene, dal momento che ti sei rifugiato qui, ti conviene cominciare a pensare a casa mia come alla tua nuova dimora, se vuoi sfuggire a questa situazione incresciosa. Ti ho fatto sistemare nella Stanza Verde. Ora parlo con il mio segretario, tu fai come se fossi a casa tua, amico mio”. Gli posò una mano sul braccio. “Potresti uscire da questo guaio solo se avessi un obbligo tale verso qualcun altro da potergli dimostrare che non hai altra scelta, che sei con le spalle al muro”.

“Dannazione!”. Kit rimase con lo sguardo fisso sulla porta che il suo amico aveva richiuso dietro di sé, lasciando la biblioteca. Si versò del brandy e sospirò. “Che diavolo devo fare?”.

Si udì in quel momento il fragore di una sedia che cadeva. Proveniva dal fondo della biblioteca, oltre gli scaffali più in ombra. Una testa arruffata e con due penne tra i boccoli, fuoriuscì dalla montagna di libri che erano caduti, accompagnando la sedia nel tonfo. Era una ragazza dal viso ovale e appuntito. Portava degli occhialini dorati che le penzolavano dal naso. Se li sistemò e schiarendosi la voce esclamò: “Potreste sposare me, per esempio”.

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