01 OTT 2018
Intervista a Angela Fato, la vincitrice del Premio per la traduzione HarperCollins Italia 2018

Angela Fato è la vincitrice del Premio per la traduzione HarperCollins Italia - Giornate della traduzione letteraria edizione 2017.

Dopo aver valutato gli elaborati pervenuti, HarperCollins Italia ha selezionato la versione di Angela Fato per la scorrevolezza della traduzione e la capacità di sciogliere i nodi del testo mantenendo la freschezza dell’originale. Alla vincitrice verrà offerto in premio un contratto per la traduzione di un romanzo HarperCollins Italia. 

Angela, raccontaci qualcosa di te: chi sei, cosa fai, quali sono i tuoi interessi…

Sono nata a Lamezia Terme, in Calabria, ma sono stata sempre un po’ girovaga. In questo periodo della mia vita lavoro come insegnante di italiano in Germania, nei pressi di Francoforte. Mi piace molto viaggiare, prendermi cura delle piante che abitano il mio balcone e leggere, leggere, leggere.

Da quali lingue traduci?

Principalmente dall'inglese, la lingua che prediligo e che conosco meglio, ma parlo anche lo spagnolo e il tedesco.

Vuoi parlarci del tuo esordio come traduttrice?

Mi sono avvicinata alla traduzione letteraria a poco a poco. Durante i miei anni universitari a Firenze ho lavorato come traduttrice audiovisiva. Era una vera sfida concentrare alcune frasi nello spazio di un sottotitolo e permettere così allo spettatore di godere del film senza problemi. Grazie a  uno di quei lavori – un film di animazione canadese molto particolare, onirico, zeppo di filastrocche, rimandi botanici specifici e testi di canzoni – mi sono accorta di quanto mi piacesse cimentarmi con quelle incursioni più “letterarie”. Poco dopo, ho cominciato a tradurre qualche poesia e, nel 2013, ho vinto il Premio di traduzione poetica in poesia singola dell’Università di Bologna. È stata la spinta definitiva: appena conclusi gli studi in Letterature moderne, comparate e postcoloniali, mi sono iscritta al Master di Traduzione di testi postcoloniali all'Università di Pisa, perché sentivo di avere bisogno di qualche strumento in più.

Come hai conosciuto il Premio HarperCollins Italia e cosa ti ha spinto a partecipare?

Ho conosciuto il premio grazie alle Giornate della Traduzione Letteraria 2017. Il testo proposto per la prova di traduzione mi ha incuriosito tanto, anche perché era un genere con cui non mi ero ancora cimentata fino in fondo, e ho apprezzato molto l’opportunità offerta da HarperCollins Italia agli aspiranti traduttori per mettersi alla prova con qualcosa di concreto.

Pensi che tradurre sia un mestiere che si può imparare o che si tratti di un talento innato?

Non credo in nessuno dei due estremi: una certa predisposizione dev'esserci, ma penso anche che tradurre sia un mestiere che richiede una continua preparazione.

Quali sono secondo te i requisiti che deve avere un buon traduttore? E quali sono gli elementi che “fanno la qualità” di una traduzione?

Bisogna essere curiosi di ciò che ci circonda, leggere molto e un po’ di tutto. Tra i requisiti aggiungerei anche una tendenza costante alla ricerca, al confronto e, forse più di ogni altra cosa, avere moltissima pazienza. La preparazione e la predisposizione del traduttore verso il testo influiscono sul risultato. È un lavoro delicato, perché una traduzione di “qualità” rispetta la voce dell’autore e cerca di rendere giustizia al testo senza snaturarlo.

Solitamente come imposti il tuo lavoro di traduzione: leggi tutto il testo prima di iniziare a tradurre o procedi un capitolo per volta? Hai un posto preferito per tradurre?

Preferisco leggere l’intero testo prima di iniziare a tradurre, altrimenti rischierei un continuo ritornare sui miei passi, per non parlare del moltiplicarsi degli errori. Di solito traduco alla mia scrivania, nella stanza “tutta per me” che sono riuscita ad accaparrarmi in casa. Se la temperatura lo permette lavoro volentieri anche in balcone, che dà su un piccolo parco tranquillo.

La narrativa femminile è un genere che frequenti abitualmente anche come lettrice? Che ne pensi? Dal punto di vista della traduzione, quali sono le maggiori difficoltà che si incontrano nel tradurre questo tipo di testi?

Non è un genere di cui posso ritenermi esperta, lo ammetto, ma ne sono rimasta piacevolmente colpita! Mi sono divertita moltissimo nel tradurre l’estratto per il concorso, soprattutto per le difficoltà incalzanti: come tradurre un certo riferimento culturale? Come, invece, quel gioco di parole per rendere la battuta adatta al contesto? Sono sfide che mi piacciono.

C’è un libro in particolare che avresti voluto tradurre o che ti piacerebbe tradurre?

Se dovessi pensare ai testi che ho letto, ho accarezzato l’idea di provare a tradurre Elizabeth Gaskell, magari le avventure delle anziane signore di Cranford. Ma come traduttrice sono aperta a ogni possibilità, proprio perché credo nella bellezza del mettersi costantemente alla prova.

Quali consigli daresti a un giovane traduttore che oggi voglia accostarsi a questa professione?

Direi di non demordere, di continuare a tradurre sempre, e che la pazienza è la nostra forza!

Ritieni che iniziative come le Giornate della Traduzione Letteraria possano aprire nuove prospettive ai traduttori?

Certamente, trovo che le Giornate siano utili sia agli aspiranti traduttori, che hanno l’opportunità di ascoltare gli interventi di traduttori già affermati, sia per chi è già nel campo. Si consolidano le conoscenze, si arricchiscono i confronti… e poi danno la possibilità di partecipare al concorso HarperCollins. Come non amarle?


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