18 SET 2017
Sabrina Deliperi vince il Premio per la traduzione “HarperCollins Italia” - Giornate della traduzione letteraria

Dopo aver attentamente valutato tutti gli elaborati pervenuti, HarperCollins Italia ha selezionato la versione di Sabrina Deliperi per l’abilità con cui ha saputo cogliere e restituire il registro linguistico del brano proposto, e in particolare per la freschezza del tutto priva di artificio con cui ha reso la voce della protagonista.

Alla vincitrice verrà offerto in premio un contratto per la traduzione di un romanzo HarperCollins Italia. 

Sabrina Deliperi sarà proclamata vincitrice alle Giornate della traduzione letteraria sabato 30 settembre 2017 alle ore 10.30, presso l'Università Link Campus di Roma (Casale di San Pio V).

Abbiamo avuto il piacere esclusivo di un'intervista in anteprima:

Sabrina, raccontaci qualcosa di te: chi sei, cosa fai, quali sono i tuoi interessi…
Beh, direi che il ruolo che mi caratterizza maggiormente è quello di moglie e mamma di 3 figli ormai grandicelli, la famiglia a cui ho deciso di dedicare la mia vita. Tuttavia, grazie all’aiuto e all’insistenza di mio marito – essenziale soprattutto nei momenti di stanchezza – sono riuscita a portare avanti anche il mio lavoro e le mie passioni, quella per la traduzione in particolare. Mi piace molto andare in giro, vedere posti nuovi e gente diversa, conoscere altre abitudini e stili di vita per poi ritornare e poter dire: “casa, dolce casa”.

Vuoi parlarci del tuo esordio come traduttrice?
Dopo il liceo, nel 1993 ho conseguito il Diploma Superiore di Interprete in Inglese e Tedesco presso quella che allora si chiamava Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Pisa; da quel momento ho cominciato a lavorare nel mondo dell’interpretariato e della traduzione senza più fermarmi, passando da un campo all’altro. Devo dire che i primi lavori erano spesso malpagati, ma sono stati fondamentali per crearmi una vasta esperienza soprattutto nel settore medico-scientifico e in quello turistico, che all’epoca caratterizzavano l’area pisana. Negli anni successivi ho vissuto per un breve periodo in Germania dove mi sono specializzata nella traduzione di manualistica tecnica presso la Siemens di Erlangen, per poi tornare a lavorare in Emilia-Romagna dove ho avuto modo di affinare la traduzione legale e commerciale, lavoro che svolgo tuttora all’interno di una casa di spedizioni internazionale con sede a Livorno.
Tuttavia, essendo sempre stata una lettrice accanita, a un certo punto della mia vita ho voluto rimettermi in gioco tentando la strada della traduzione editoriale; devo dire che da questo punto di vista la FUSP di Misano Adriatico mi ha aperto un mondo; infatti dopo aver frequentato il corso di specializzazione “Tradurre la Letteratura” ho tradotto due romanzi gialli di due scrittrici tedesche pubblicati nel 2015 e nel 2016, uno dei tredici racconti di una raccolta indiana e infine ho avuto la soddisfazione di vincere il premio HarperCollins-Italia. Quindi: Grazie FUSP e grazie HarperCollins!

Frequenti già da qualche tempo il mondo della traduzione... Cosa puoi dirci della tua esperienza sul campo?
La mia esperienza è molto variegata. Per ragioni personali, che mi hanno portato a spostarmi molto in Italia e talvolta all’estero, e per il tipo di formazione universitaria, che in passato non era così specialistica com’è oggi, nei primi anni ho spaziato in vari campi. La situazione attuale è piuttosto diversa, la figura del traduttore è ben delineata e riconosciuta dal punto di vista professionale e nell’immaginario collettivo. In passato era diffusa l’idea che bastasse conoscere una lingua straniera per poter tradurre qualsiasi cosa; mi è capitato spesso di sentire titolari di società medio-grandi che affidavano la traduzione di brochure, di manuali tecnici o peggio ancora di contratti aziendali al “madrelingua” di turno, privo di qualifiche e di formazione specifica. Per non parlare delle estenuanti trattative che si dovevano affrontare per spuntare un prezzo decente e per garantirsi un termine di consegna adeguato al lavoro commissionato: frasi del tipo “Che ci vorrà mai? È solo una paginetta…” erano all’ordine del giorno. Mi sembra che oggi le cose siano migliorate, grazie anche al costante impegno di associazioni come STRADE e AITI che tra l’altro hanno contribuito a creare una maggiore consapevolezza dell’importante lavoro che i traduttori svolgono. Ma la strada per vedere riconosciuta appieno una professionalità così complessa come quella del traduttore, che richiede svariate abilità e conoscenze, è ancora lunga.

Come hai conosciuto il Premio HarperCollins Italia e cosa ti ha spinto a partecipare?
L’ho conosciuto grazie alle Giornate della Traduzione Letteraria. Non mi sarei mai persa un’occasione così ghiotta di partecipare a un concorso che offre la possibilità di accedere al mondo della traduzione letteraria e di confrontarsi con un gran numero di partecipanti.

Pensi che tradurre sia un mestiere che si può imparare o che si tratti di un talento innato?
Entrambe le cose: occorre una naturale predisposizione ad analizzare e capire in profondità ciò che viene detto in una lingua per poterlo poi trasferire in un’altra. Anche l’empatia ritengo sia una dote importante: la naturale propensione a comprendere l’altro diventa utile in questo mestiere. Ma queste capacità devono necessariamente affinarsi e concretizzarsi attraverso le tecniche della buona traduzione.
Le doti naturali sono una condizione necessaria ma non sufficiente per tradurre!

Quali sono secondo te i requisiti che deve avere un buon traduttore?
Oltre a quanto già detto e alla ovvia conoscenza della lingua straniera e soprattutto della propria lingua, anche una buona dose di curiosità non guasta. Uno dei motivi per cui mi è sempre piaciuto tradurre è proprio il fatto che sono curiosa; tradurre permette di imparare cose sempre nuove e di allargare gli orizzonti.

Quali sono, secondo te, gli elementi che "fanno la qualità" di una traduzione?
Se parliamo di una traduzione tecnica penso che la qualità consista essenzialmente nella chiarezza del contenuto, dato dalla conoscenza dell’argomento trattato e della terminologia specifica nelle lingue di partenza e di arrivo. Per quanto riguarda invece la traduzione più propriamente letteraria, direi che la qualità si basa molto sulla capacità di entrare nella testa e nel cuore dell’autore, capire ciò che vuole trasmettere con la sua opera e quali strumenti ha utilizzato per farlo; a quel punto si può tentare di trasferire il contenuto e lo stile originario nella propria lingua.

Solitamente come imposti il tuo lavoro di traduzione: leggi tutto il testo prima di iniziare a tradurre o procedi un capitolo per volta? Hai un posto preferito per tradurre?
Preferisco leggere il testo prima di iniziare a tradurre se si tratta di traduzione letteraria, mentre per la traduzione tecnica procedo a pezzi quando conosco bene l’argomento, altrimenti eseguo prima delle ricerche ad hoc.
Sono vari i posti che prediligo per tradurre: la mia scrivania in camera, il divano in sala, il balcone, il tavolo della cucina; molto dipende dal tipo di traduzione, dal grado di concentrazione richiesta in una particolare fase traduttiva e persino dalla stagione dell’anno. Solitamente però preferisco tradurre in casa.

C'è un libro in particolare che avresti voluto tradurre o che ti piacerebbe tradurre?
Mi sono resa conto che l’occhio con cui leggo non è lo stesso con cui traduco, quindi non sono sicura che mi piacerebbe tradurre ciò che mi è piaciuto leggere. In linea di massima amo la letteratura di genere tra cui i romanzi storici, i gialli e la narrativa di evasione. Ma com’è nel mio carattere non mi precludo altri generi, quindi chissà…

Quali consigli daresti a un giovane traduttore che oggi voglia accostarsi a questa professione?
Di studiare, di essere umile e di perseverare. Credo che vi siano tante persone giovani e preparate in grado di costruirsi una carriera nel campo della traduzione purché si mostrino determinate e pronte a mettersi in gioco anche quando le condizioni iniziali non sono proprio quelle sperate.

Ritieni che iniziative come le Giornate della Traduzione Letteraria possano aprire nuove prospettive ai traduttori?
Assolutamente sì. Come potrei pensarla diversamente, anche considerato il premio che ho vinto?
Le Giornate della Traduzione Letteraria sono una delle poche grandi occasioni sul territorio nazionale per entrare in contatto con gli editori e gli altri traduttori, per scambiarsi esperienze e per tenersi aggiornati in un ambiente stimolante e divertente: insomma, sono una buona occasione per ricaricare le pile!


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